Perchè vendere i tuoi prodotti all'estero

La vendita di  prodotti propri o di produzione nei mercati esteri ed il fare ivi impresa, è certamente per le aziende medio-piccole italiane un’opportunità. L'Italia non può e non deve essere più vista come un Paese economicamente a sè stante, ma come regione di un nuovo macro paese globale.
Il nostro mercato interno è infatti imploso: l’economia è stagnante, l’entusiasmo sociale foriero di consumi è scomparso, il mancato pagamento nella vendita è un fenomeno dilagante, le procedure per concordato preventivo e per fallimento sono sempre più frequenti, i tempi della giustizia sono troppo lunghi ed i risultati incerti ma certi gli ingenti costi.
L’economia mondiale non si presenta però tutta in queste condizioni. Vi sono mercati strutturati (aree geografiche con PIL medio alto, quali America del nord e del centro, Europa ovest e Asia est e Oceania) o mercati in forte espansione (aree geografiche con PIL medio basso, quali Asia ovest, Africa, Europa est ed America del sud), mercati spumeggianti e con sicurezza nei pagamenti e/o nei tempi della giustizia (già questi ultimi due elementi sarebbero più che sufficienti per motivare la necessità della vendita su estero). Ciò considerato, è palese che l’estero diventa una necessaria fonte economica di sopravvivenza per le nostre aziende, in particolare per quelle che sono radicate quasi esclusivamente al mercato interno nazionale.

Quindi l'estero, per le nostre aziende medio-piccole, è un'opportunità perchè:

  • I mercati stranieri sono aperti e possono recepire i nostri prodotti "made in Italy";
  • I mercati stranieri pagano i prodotti anticipatamente o alla consegna o puntualmente alle scadenze pattuite;
  • Vi è selezione dei clienti nel mercato interno Italia a favore dei soli buoni pagatori.


E’ ben risaputo che il prodotto italiano è apprezzato in ogni parte del mondo.

Data questa ampia possibilità, è necessario implementale l’export delle aziende italiane che attualmente lo stanno disattendendo, e ciò va fatto sia per mantenere e/o per creare redditività, competitività e occupazione nel nostro mercato interno che per garantire la sopravvivenza e l’esistenza futura del nostro tessuto imprenditoriale medio-piccolo.

Alcuni dati economici – indicati in $, ossia in valuta dollaro USA - del 2011 sono eloquenti.

Il PIL italiano è di circa $ 2.200 miliardi.

Il PIL dell’America del nord e del centro è circa oltre 8 volte il PIL italiano, ossia $ 18.400 miliardi.
Il PIL dell’America del sud è circa 2 volte il PIL italiano, ossia $ 4.200 miliardi.
Il PIL dell’Africa è pari circa al PIL italiano, ossia $ 2.000 miliardi.
Il PIL dell’Europa ovest è circa 7 volte il PIL italiano, ossia $ 15.200 miliardi. Ovviamente in questi non è incluso il PIL italiano.
Il PIL dell’Europa est è circa 2 volte il PIL italiano, ossia $ 4.000 miliardi.
Il PIL dell’Asia ovest è circa 3 volte il PIL italiano, ossia $ 6.000 miliardi.
Il PIL dell’Asia est e Oceania è oltre 8 volte il PIL italiano, ossia $ 18.400 miliardi.
Il PIL mondiale, Italia esclusa, è di circa $ 68.200 miliardi (circa 31 volte il PIL italiano).

L’export italiano è di circa $ 500 miliardi, pari ad un centotrentaseiesimo del PIL mondiale. Rappresenta, quindi, percentualmente circa lo 0,7% del PIL mondiale.
Chiaro, quindi, che il mercato mondiale può ben recepire altri prodotti italiani.
L’export italiano rappresenta circa il 22% del nostro PIL.
Pertanto, attualmente, l’export italiano è esiguo sia riferitamente al mercato interno che a quello internazionale.


Alcuni esempi fanno riflettere ulteriormente.

La Germania, paese fortemente legato al proprio territorio ed alle tradizioni, viene considerata la “locomotiva dell’Europa” forte del suo modello economico. Questo Stato ha il PIL più elevato in Europa, con circa $ 3.580 miliardi (pari a circa 1 volta e mezza il PIL italiano).
La Germania, però, come l’Italia si trova nella zona euro ed è coinvolta in tutte le questioni attinenti al valore, ai problemi ed alla forza di tale valuta.
Sembrerebbe per alcuni che il valore dell’euro condizioni negativamente le esportazioni, in particolare verso i paesi che non hanno come propria la valuta euro.
Ma la situazione reale diverge dal precedente assunto.
Un esempio per tutti con gli USA che hanno valuta dollaro.

Gli Stati Uniti d’America – paese in cui si fa più importazione che esportazione e paese che ha valuta diversa dall’euro - hanno un PIL di circa $ 15.000 miliardi. Importano dall’estero circa $ 2.250 miliardi (importo pari al totale del PIL italiano).
La Germania (paese con valuta euro) vende agli Stati Uniti d’America circa $ 100 miliardi mentre l’Italia (paese con valuta euro) circa $ 35 miliardi.
La Germania vende negli USA tre volte quello che ivi vende l’Italia, anche se la Germania non ha tre volte il PIL italiano, bensì solo una volta e mezza.
Se l’Italia esportasse negli USA seguendo la proporzione tedesca potrebbe vendere non $ 35 miliardi, bensì $ 62 miliardi (risultanti da $ 100 miliardi di vendita tedesca / 1,5 rapporto circa tra i due PIL), ossia circa $ 27 miliardi (pari a circa 20 miliardi di euro) in più rispetto ad ora.
La medesima situazione vale anche nell'Eurozona.

La Franciasecondo paese in Europa per PIL più elevato, con circa $ 2.780 miliardi - è un paese altamente nazionalista e legato alla propria cultura.
Ciò nonostante la Germania vende in Francia circa $ 120 miliardi di propri prodotti, mentre l’Italia solo circa $ 50 miliardi.   
Sempre per lo stesso ragionamento di cui sopra, la Germania vende in Francia circa due volte e mezza quello che ivi vende l’Italia, anche se la Germania non ha due volte e mezza il PIL italiano, bensì solo una volta e mezza.
Se l’Italia esportasse in Francia seguendo la proporzione tedesca potrebbe vendere non $ 50 miliardi, bensì $ 74 miliardi (risultanti da $ 120 miliardi di vendita tedesca / 1,5 rapporto circa tra i due PIL), ossia circa $ 24 miliardi (pari a circa 18 miliardi di euro) in più rispetto ad ora.
L’Italia, considerando solo il mercato degli USA e della Francia, potrebbe quindi vendere ulteriori 38 miliardi di euro di  prodotti propri. Va considerato che al mondo vi sono più di 200 Paesi.


Ma analizziamo altri dati.

L’Italia esporta solo il 22% del proprio PIL.
La Spagna e la Francia esportano all’incirca con le medie percentuali italiane.
Mentre, con percentuale superiore a quella dell’Italia, la Finlandia esporta circa il 29% del proprio PIL, la Danimarca il 32%, la Svezia il 33%, la Norvegia il 33%, la Svizzera il 35%, l’Islanda il 38%, la Germania il 40%, l’Austria il 42%, l’Irlanda il 57%, i Paesi Bassi il 77% ed il Belgio il 90%.


Alla luce di quanto sopra, vanno osservati due Stati europei che primeggiano per IQV e per PIL.

La Norvegia ha un PIL di circa $ 480 miliardi, inferiore rispetto a quello italiano. Nonostante ciò, la Norvegia è posizionata al primo posto quale miglior paese al mondo per l’indice di sviluppo umano (Indice di Qualità della Vita).
L'Italia si trova al 23° posto.
Avanti a noi, come indice di qualità della vita, si trovano anche tutti gli altri suddetti Paesi europei che hanno un’esportazione percentuale superiore alla nostra, così come anche la Francia e la Spagna si posizionano immediatamente prima di noi.

La Norvegia esporta circa $ 160 miliardi, ossia, come già detto, circa il 33% del proprio PIL, mentre va ricordato che l’Italia esporta solo il 22% del proprio PIL, ossia l’11% in meno rispetto alla percentuale Norvegese.
Se anche l’Italia arrivasse ad esportare con le medie percentuali Norvegesi potrebbe esportare non $ 500 miliardi, bensì circa $ 700 miliardi (importo corrispondente al 33% del PIL italiano), ossia $ 200 miliardi (pari a circa 150 miliardi di euro) in più rispetto ad ora.

Già questo dato dà da riflettere.

La Germania esporta circa $ 1.470 miliardi, ossia circa il 40% del proprio PIL (pari a $ 3.580 miliardi). Il mercato dell’auto e dei relativi ricambi rappresenta circa $ 200 miliardi, ossia una minima parte dell’export tedesco (meno del 14%).
L’Italia esporta solo il 22% del proprio PIL, ossia il 18% in meno rispetto alla percentuale tedesca.
Ma si pensi che se l’Italia arrivasse ad esportare con le medie percentuali tedesche (paese più simile al nostro per abitanti, per dimensioni e per PIL) potrebbe esportare non $ 500 miliardi, bensì circa $ 850 miliardi (importo corrispondente al 40% del PIL italiano), ossia $ 350 miliardi (pari a circa 260 miliardi di euro) in più rispetto ad ora.
Questo dato teorico ma matematico viene confermato dalla bilancia commerciale (riferita al periodo sopra indicato) nel rapporto export-import della Germania (paese che esporta circa $ 1.470 miliardi e che importa circa $ 1.240 miliardi) e dell’Italia (paese che esporta circa $ 500 miliardi e che importa circa $ 533 miliardi).
La Germania ha un saldo positivo, ossia ha più esportazioni che importazioni: saldo positivo pari a  $ 230 miliardi (pari a circa 175 miliardi di euro).
L’Italia, purtroppo, ha un saldo negativo, ossia ha più importazioni che esportazioni: saldo negativo pari a $ 33 miliardi (pari a circa 25 miliardi di euro).
Il differenziale tra Germania ed Italia è di circa 200 miliardi di euro.


Gli esempi potrebbero continuare, ma già dai minimi dati sopra riportati emerge chiaramente che vi sono mercati fortemente strutturati che possono recepire i nostri prodotti nell’immediato (aree geografiche con PIL medio alto, quali America del nord e del centro, Europa ovest e Asia est e Oceania), così come vi sono mercati in forte espansione che possono recepire i nostri prodotti sia nell’immediato che in un arco temporale evidentemente lungo, atteso che sono i mercati ove converge e convergerà la crescita futura (aree geografiche con PIL medio basso, quali Asia ovest, Africa, Europa est ed America del sud).

Quindi la vendita su estero, per le nostre aziende medio-piccole, è un'opportunità che velocemente deve essere utilizzata.

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